IL GIOVANE KONDI

Voi fate come volete. Io sono a mio agio a non essere a mio agio.

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Utente: kondi
Le incomprensioni sono così strane, sarebbe meglio evitarle sempre. Per non rischiare di avere ragione, ché la ragione non sempre serve.

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alla fine...

mi avete amato *loading* volte
domenica, 05 luglio 2009



Per farti capire meglio il mio ragionamento, mi dice Toni, pensa a una rapina. Chi fa la rapina è un pazzo criminale; chi fa da palo è invece doppiamente pazzo e doppiamente criminale. Infatti, giuridicamente, sconterà una pena maggiore.

E allora io penso: pensa se quello che fa il palo rinsavisce di colpo proprio nell'atto di fare il palo e si ribella al rapinatore e lo blocca e denuncia alla polizia pensa se lo facesse sarebbe da considerare un traditore un supereroe una persona buona o cos'altro perchè sarebbe una persona buona anche se assecondasse il rapinatore perchè c'è un vincolo di promesse tra di loro ma tu pensa però per un attimo se il palo fermasse il rapinatore tu pensalo solo per un secondo tu pensa tu pensa se l'avesse davvero fatto, il palo, di fermare il rapinatore. Avrebbe potuto e dovuto fermarlo prima che fosse tardi.

Poi però cammino per strada e due muratori parlando tra loro dicono Minchia ma hai visto il Real che ha preso pure Benzema? e allora mi ricordo che in fin dei conti se sento la parola PALO la prima cosa che mi viene in mente è Zidane il 28 Maggio 1997 che nel primo tempo da fuori area rasoterra prende in pieno il palo alla destra del portiere del Borussia Dortmund.

Pensate che abbia dovuto controllare la data su internet? Poveri sfigati.
urlato con poesia da: kondi alle ore 17:04 | link | commenti
martedì, 30 giugno 2009



Per sbaglio ho cancellato l'intero pezzo che avevo scritto per questo caldo pomeriggio. E ora mi trovo a ricominciare da zero. Foglio bianco.

Parlava di quando ad inizio 2005 la Juve è uscita nei quarti di Champion's League contro il Liverpool e di quanto io mi senta in colpa perchè quella sera avevo un concerto e non ho potuto vedere la partita. Nel post che ho perso dicevo che se mi fossi dato malato, quella sera, avremmo passato il turno.

E poi, nel post che ho cancellato per sbaglio, dicevo che è strano come la vita sia costellata di decisioni, piccole o grandi indifferentemente, che prendiamo giornalmente quasi senza accorgercene davvero. E dicevo anche che ogni strada che decidiamo di imboccare ne esclude infinite altre che non ci saranno più.

Dicevo anche, nel post cancellato per sbaglio, che le strade che prendiamo avranno sempre sulla testa la spada di Damocle di tutte le infinite vie che non abbiamo preso. E dal paragone che facciamo ogni volta la via presa risulterà sempre meno bella ed entusiasmante di tutte le altre che non abbiamo preso ma avremmo potuto.

Nel pezzo cancellato per sbaglio non lo dicevo, però in fondo io sono e tutti noi siamo quello che abbiamo perso, più di quel che abbiamo.
urlato con poesia da: kondi alle ore 14:22 | link | commenti (6)
martedì, 23 giugno 2009



Come se non l'avessi saputo da prima.

Sono in macchina che sto accompagnando mio padre a lavoro e gli dico No Pa' ho lasciato l'accendino a casa, come faccio a lavoro a fumare le sigarette?. Lui, dopo avermi detto che comunque le sigarette fanno male e io avergli risposto che comunque sono molte le cose che fanno male che ostinatamente continuo a fare, mi dice Ce l'ho io un accendino.
Un genitore serve appunto a questo: sostegno e raccomandazioni. Mi dà l'accendino e mi dice Però non perderlo che ci tengo.

A titolo informativo, era un accendino con il Tao disegnato sopra. Non so molto del Tao, se non che rappresenta il bene e il male (Yang e Yin) come entità non distinte ma che si compenetrano. Il bene è maschio, il male è femmina.

Comunque dopo averlo perso e ritrovato molte volte, sabato sono tornato a casa senza accendino. E domenica in macchina non sapevo come accendere ma Guido ad un certo punto mi ha detto Guarda che lì a terra c'è un accendino. In mezzo ai miei piedi, vicino a frizione freno e acceleratore (con una elle, mi raccomando).

Come se non l'avessi saputo da prima che quell'accendino in mezzo ai piedi sarebbe stata la cosa migliore che lei mi ha lasciato.
urlato con poesia da: kondi alle ore 14:15 | link | commenti (12)
venerdì, 19 giugno 2009



Sensucht.
Sono stato un bambino tranquillo, da quello che mi viene raccontato. Giocavo spesso da solo, e raramente facevo capricci.
C'è stato però un giorno (episodio storico della mia aneddotica familiare) che ho fatto una scenata per farmi comprare un gioco da tavolo, al supermercato. Non ricordo che gioco fosse, né mio padre ha saputo aiutarmi a ricordarlo. Addirittura non penso poi nemmeno di averci mai giocato.
Ricordo quant'ero felice che me l'avessero comprato, e poi ricordo anni dopo quando l'ho regalato per qualcosa tipo beneficenza, un giorno che mettevo a posto la camera.
Non volevo quel gioco: volevo volere quel gioco. Sensucht, appunto.

Sublime.
Mi ricordo che in spiaggia in Sicilia una volta ho visto una tromba d'aria, sul mare. Nella mia testa mi chiedevo se sarebbe mai arrivata a riva, se mi avrebbe spazzato via e se in quel caso sarei morto. Però stavo lì, continuavo a guardarla.
Ero affascinato dalla mia paura, e da tutte le sensazioni correlate. Sublime, appunto.

Per un periodo ho pensato che avrei potuto tatuarmi queste due parole. Ma io non farò mai un tatuaggio, non li capisco. Se mi piace un disegno o una frase mi faccio fare una bella maglietta. Mi sembra meno invasivo, no?
Sì dai, mi faccio fare una maglietta, magari dei Ramones.
urlato con poesia da: kondi alle ore 15:28 | link | commenti (6)
lunedì, 15 giugno 2009



Dialogo
(liberamente tratto da The Beatles - She said she said)
Lei disse: So cos'è essere come morti, so cos'è essere tristi. E mi fa sentire come se non fossi mai nato.
Io dissi: Chi è che ti mette queste cose in testa? Queste cose che mi fanno sembrare matto. E mi fai sentire come se non fossi mai nato.
Lei disse: Non capisci quello che dico. Io dissi: No no no sbagli. Quand'ero ragazzo tutto andava bene.
Io dissi: Anche se sai quel che sai, io so che sono pronto a partire. Perchè mi fai sentire come se non fossi mai nato.

Massimo Gramellini, in un'intervista, diceva che le storie d'amore (e i rapporti umani interamente, aggiungo io) vanno valutati senza volume. Senza ciò che si è detto, considerando le azioni.
I buon propositi, per citare i CCCP, non mi riguardano più. Quello che conta sono le cose successe, le cose fatte.

Le parole valgono zero. Lo diceva anche Carmelo Bene: parole, quindi cazzate.
urlato con poesia da: kondi alle ore 12:07 | link | commenti (2)
giovedì, 11 giugno 2009



Se un cane ti morde te ne tieni distante il più possibile, mica vai a chiedergli perchè ti ha morso. Anche perchè in fondo lo sai (in fondo lo so anche io) che quei morsi altro non sono che difesa.
Però se un cane mi morde io c'ho paura!
Hanno tanti denti i cani e grossi che nemmeno io devo fare così paura alla pizza quando me ne prendo un trancio ché ho fame.

Di solito per sceglierla (la pizza) mi aggiro un po' per il bancone con aria incerta e poi la prendo al salamino. Parlo di pizza al trancio, non di pizza intera (la pizza intera mi piace quella creata da me bambino con tonno e wurstel che è buona altro che bleah!).

Come quel giorno che ero in panetteria e avevo appena detto Una al salamino, grazie! ed è entrato un barbone e ha chiesto se potevano regalargli un pezzo di pizza, che in quel periodo non stava lavorando. La panettiera rilancia offrendo PANE!, ma lui voleva PIZZA! e se n'è proprio andato, a mani vuote. La panettiera mentre mi serviva ha messo in dubbio che quel barbone avesse mai lavorato; e ha criticato la sua schizzinosità, il suo guardar in bocca al caval donato.

Poi sono uscito e pioveva, e quando piove questa città non ha più colori.
urlato con poesia da: kondi alle ore 02:52 | link | commenti (6)
domenica, 07 giugno 2009



Non contate su di me, non vi darò indicazioni di voto. O di non voto. Mi sembra il momento giusto perché impariate a camminare sulle vostre gambe. Prendete delle decisioni che siano meditate, non lasciatevi portare dalla corrente.

Però siamo sotto elezioni e, per quanto io mi sia trattenuto finora, è giunto il momento di parlare di politica.

La politica è una cosa seria, ci tengo a dire. La politica è RAGGIUNGERE DEGLI OBIETTIVI, in maniera adeguata rispetto ai propri valori etici. Però, lo ripeto, la politica è prima di tutto RAGGIUNGERE DEGLI OBIETTIVI. Fare politica per affermare in continuazione la propria identità (quello che si è o quello che non si è) non è fare politica ma rafforzare il proprio senso di appartenenza.

Tutti vogliamo appartenere a qualcosa, sennò ci sentiamo persi. Vi vedo, mentre mi fumo le mie sigarette. Quanto impegno ci mettete a dire noi siamo meglio e voi siete peggio! Solo, non pensate ci sia qualcosa di nuovo: lo facevano già le tribù primitive; lo fanno anche gli animali.

E comunque io appartengo a me, e voi tutti siete delle merde.
urlato con poesia da: kondi alle ore 14:10 | link | commenti (4)
giovedì, 04 giugno 2009



Dovevo incontrare Dedo alla mezza ed ero mostruosamente in ritardo. Poi mi ha chiamato a casa e mi ha detto che ci vediamo alle due e mezza. Meno male.
Così ho il tempo di guardare i video che mi manda Rui. E, soprattutto, posso dedicarmi a ragionare su una cosa.

Taluni avvenimenti necessiterebbero un pubblico eppure non ce l'hanno. Talaltri hanno un pubblico e sarebbe meglio non l'avessero.

Come qualche sera fa che sono tornato a casa e ho fatto un posteggio strettissimo velocemente e perfettamente. Avevo addirittura la sigaretta in bocca, alla moda dei film anni '60. Mi sono guardato intorno in cerca di ovazioni ma nessuno presente.
Oppure come qualche anno fa che nell'aula magna del mio liceo (Liceo Ginnasio Statale Vincenzo Gioberti) sono inciampato salendo sul palco davanti all'intera scuola. Testa bassa, in quel caso. Altro che cercare ovazioni.

E tu? Che tanto lo sai che parlo con te. Hai le palle per guardare in faccia un pubblico? Anche se quel pubblico è composto del solo specchio?
urlato con poesia da: kondi alle ore 11:23 | link | commenti (10)
domenica, 31 maggio 2009



I figli di Pavel Nedved e di sua moglie Ivana si chiamano Pavel e Ivana. Così ci saranno sempre Pavel e Ivana che si vorranno bene, ha dichiarato.

Oggi Nedved dà l'addio alla Juve. Non ho molte parole per spiegare cosa significhi per me.

Voglio solo dirti ciao, Pavel. E grazie di tutto.

(otto anni fa mio padre mi mandava un sms con scritto habemus pavel e poi sono passati otto anni e come ho letto in un libro la giovinezza finisce quando i tuoi idoli calcistici sono più giovani di te ma è anche vero che quando uno come te pavel lascia è difficile non pensare a quanti momenti hai accompagnato come quando non hai giocato la finale di champion's league perchè ti sei fatto squalificare e davide mi ha chiamato mentre uscivo dallo stadio dicendomi c'è pavel che piange è stato coglione ma cosa possiamo farci e io no non possiamo farci niente non gli si può dire niente e nemmeno adesso possiamo dire niente possiamo solo prendere atto)
urlato con poesia da: kondi alle ore 16:14 | link | commenti (8)
lunedì, 25 maggio 2009



La metà di niente, avevi paura di essere diventata. Grazie a te, Veronica, anche io ho letto quel libro.
Però stiamo parlando di più di due anni fa. E adesso? Che ne è del niente? Sei la metà di qualcosa, adesso?

Il niente che tu temevi è simile a quel Nulla che ne La Storia Infinita divora tutto. Quel buio che ogni tanto cala sulle nostre teste.
Sabato sera, mentre ascoltavo il concerto, il Nulla si è fatto avanti di colpo, violento. Intorno a me, tutto il locale ha iniziato a sparire, bariste comprese. Non faceva manco più caldo.

Nulla, buio, niente.

Poi ho sentito una mano sulla spalla ed era Jenny. Mi ha passato una metà abbondante di vodka sour (pronuncia: sauer) e mi ha dato un bacio sulla guancia.
Grazie Jenny. E grazie anche a te, Veronica, ché mi hai mostrato la via per uscire con dignità da questo ciarpame senza pudore.
urlato con poesia da: kondi alle ore 13:00 | link | commenti (5)